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martedì 7 luglio 2009

Primo sciopero dei blogger

Qualche volta anche il sindacato dei giornalisti ne imbrocca una, e tra queste c’è la decisione di fare un giorno di silenzio dell’informazione il 14 luglio contro la legge bavaglio sulle intercettazioni: quella fortemente voluta da Berlusconi e fortemente gradita da criminali di ogni sorta (specie quelli della finanza). Ecco, io credo che in questa occasione la storica antipatia che la gran parte dei blogger nutre nei confronti dei giornalisti dovrebbe essere messa da parte.

Non solo perché il bavaglio in questione colpisce tutti i media, nessuno escluso, ma anche perché il ridicolo obbligo di rettifica inserito nel decreto medesimo andrà a colpire e a soffocare chi blogga, chi twitta, chi immette contenuti nei siti di condivisione e via dicendo.

Guido Scorza, che insegna informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, parla senza giri di parole di «una legge ammazza-internet». Una giornata di silenzio dei blogger, per protestare insieme ai giornalisti, credo che sarebbe un bellissimo segno.

Oltre a essere un messaggio di maturità di chi pubblica in Rete, ormai affrancato dallo sciocco dualismo citizen vs. main media e consapevole che qui, i media, li si vuole colpire tutti.

Senza dire che il primo “sciopero dei blog” avrebbe un impatto mediatico straordinario - forse perfino superiore a quello dei professionisti.

Diritto alle Rete: Primo sciopero dei blogger

Anche io ho deciso di aderire allo sciopero. Per i blogger che desiderano aderire in maniera ufficiale consiglio di fare riferimento al post di Gilioli e di iscriversi a Diritto alle Rete.

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venerdì 12 settembre 2008

200 anni di quotidiani su Google News

Dopo i libri ora Google permette di consultare le edizioni storiche di alcuni quotidiani statunitensi, il tutto va ad aggiungersi a Google News.

L'annuncio è stato dato sul blog ufficiale di Google da Punit Soni, Product Manager. "Per più di 200 anni - scrive Punit Soni - questioni di importanza locale o nazionale sono state diffuse attraverso i giornali, dalle rivoluzioni e dalla politica fino alla moda, al clima e ai risultati sportivi. Nel mondo riteniamo che vi siano miliardi di pagine di notizie che contengono ogni storia mai scritta. Ed è nostro obiettivo aiutare i lettori a trovarle tutte, dal più piccolo settimanale locale al più grande tra i quotidiani nazionali".

Google News - Archivio

L'Archivio è già disponibile online (la consultazione in parte è gratuita ed in parte è a pagamento), grazie al coinvolgimento del New York Times e del Washington Post, ai quali si aggiungeranno molto presto altri quotidiani statunitensi come ad esempio Quebec Chronicle-Telegraph, ovvero il più antico quotidiano del Nord America che ha pubblicato senza interruzione per più di 244 anni.
Dunque il servizio è attualmente limitato all'editoria USA, ma Google afferma che in tempi brevi sarà esteso a livello internazionale.

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lunedì 7 luglio 2008

Eufeeds, l'edicola online con oltre 500 giornali provenienti da tutta Europa

Eufeeds


Eufeeds è un aggregatore di feed RSS di quotidiani e riviste europee online. Attualmente sono più di 500 i giornali presenti, sono suddivisi per nazione e per cambiare nazione basta scegliere la bandierina corrispondente. Scegliendo una nazione è possibile consultare in un'unica pagina i suoi quotidiani e le sue riviste. Per ogni fonte è riportato il link alla homepage e i titoli delle ultime notizie che vengono aggiornate ogni venti minuti. Posizionando il mouse sopra ad un titolo viene visualizzata un'anteprima, mentre cliccandoci sopra è possibile consultare tutto il testo della notizia.


Tra i paesi disponibili c'è anche l'Italia con Adnkronos, Agi, Ansa, Avvenire, Carta, Corriere della Sera, Corriere dello Sport, Il Giornale, Il Giorno, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Sole 24 Ore, Il Tempo, L'Espresso, L'Unità, La Gazzetta dello Sport, La Nazione, La Repubblica, La Stampa, Libero, Panorama e Unione Sarda.

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giovedì 7 febbraio 2008

Il Corriere apre ai lettori l'archivio storico

Il Corriere della Sera apre gratuitamente a tutti i lettori il proprio archivio digitale.

Il Web ha una memoria infallibile. Non dimentica niente. Tutto quello che viene inserito resta nella Rete a futura memoria, per l’eternità. Ecco perché gli archivi (ma internet è, alla fine, anche un unico immenso archivio) sono il vero patrimonio di questa moderna Biblioteca di Alessandria. Una biblioteca che da oggi è ancora più ricca. Il Corriere della Sera ha infatti aperto, primo quotidiano in Italia e tra i primi a livello internazionale, il proprio archivio storico ai lettori.

Attraverso il nuovo servizio, disponibile all’indirizzo archiviostorico.corriere.it, i lettori possono ora accedere a tutti gli articoli comparsi sul quotidiano a partire dal 2 gennaio 1992 ad oggi. Un patrimonio informativo di 1.300.000 articoli che racchiude tutti gli avvenimenti italiani e internazionali degli ultimi sedici anni. Inoltre, sono disponibili anche le testate che hanno accompagnato le pubblicazioni del Corriere della Sera: Corriere Soldi, Corriere Salute, Corriere Lavoro, Vivimilano e tutte le edizioni di Corriere Economia.
Un archivio dinamico nel quale è possibile cercare per parole chiave, per data, per autore e che si arricchirà ogni giorno di tutti gli articoli pubblicati sul Corriere della Sera il giorno precedente. I risultati possono essere ordinati sia per data sia per rilevanza.
Con la scelta di mettere a disposizione dei lettori l’archivio storico, il Corriere della Sera punta a rafforzare ulteriormente la leadership online, già forte degli oltre undici milioni di lettori unici mensili registrati a gennaio.

[via Corriere.it]

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giovedì 25 ottobre 2007

Editoria: un comma esclude i blog dal ddl

(ANSA) - ROMA, 24 OTT - Il sottosegretario Ricardo Levi ha proposto un 'comma aggiuntivo' al ddl di riforma dell'editoria che esclude i blog dall'articolo 7. La norma impone l'iscrizione al Registro operatori della comunicazione (Roc) per i siti internet e il comma dice che sono esclusi dall'obbligo i soggetti che accedono o operano su internet per prodotti o siti ad uso personale. 'Sono esclusi - spiega Levi - i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web'.

Prima del sottosegretario Ricardo Levi era stato lo stesso Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni a dire che il ddl sull'editoria andava modificato:

L'allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato, scrive Gentiloni, aggiungendo che la correzione è necessaria perché la norma in questione "non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive".

Quindi le critiche erano giustificate perchè ci vuole un comma per non includere i blogger nel ddl sull'editoria. In pratica si tratta di un ddl scritto male perchè non c'era l'intenzione di colpire i blogger, ma il nuovo ddl dovrà evitare che si ripetano casi come quello del Tribunale di Aosta che con la sentenza del 26/05/2006 aveva già equiparato un blogger al direttore responsabile di una testata registrata.

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venerdì 19 ottobre 2007

Ddl editoria è la fine del blog?

Il 3 agosto 2007 era stato presentato un disegno di legge dal titolo «Nuova disciplina dell'editoria e delega al Governo per l'emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale». 12 ottobre 2007 il disegno di legge è stato approvato e viene inviato all'esame del Parlamento. Il testo completo è disponibile sul sito del Governo in formato pdf. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che ha messo in allarme la blogosfera italiana. In particolare è l'Articolo 6 del disegno di legge che desta più preoccupazione.

Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.

L'iscrizione al ROC non implicherebbe solo carte da bollo e burocrazia, ma anche maggiori responsabilità penali per chi ha un blog o sito web.

Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro "La diffamazione tramite mass-media" (Cedam Editore): "La vecchia legge sulle provvidenze all'editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l'articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa".

In una recente dichiarazione il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni aveva affermato che la responsabilità per i reati di diffamazione non sarebbe stata estesa ai blog o ai siti generici nella nuova legge sull’editoria, ma soltanto a quotidiani e periodici online. Questa dichiarazione è successiva alla presentazione del disegno di legge e allora c'è da chiedersi cosa è cambiato? La nuova legge sull'editoria sembra interessare anche i blog e i siti web, ma secondo Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio indicato come principale autore della riforma, non c'è nessun pericolo: "Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile".

Un esempio concreto, però: il blog di Beppe Grillo verrà toccato dalle nuove norme? Anche Grillo dovrà finire nel registro ROC? "Non spetta al governo stabilirlo - continua Levi - Sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere".

bloggiamo la legge contro il  Web
Il disegno di legge dovrà comunque ora attraversare un lungo iter ma nell'attesa vale la pena di preoccuparsi. Qui potete firmare la petizione e il blog Cattivamaestra mette anche a disposizione un piccolo banner, che rimanda alla petizione, da inserire nei vostri blog "condannati a morte" dal disegno di legge Levi-Prodi approvato dal Governo. Blocchiamo, e bloggiamo, la legge contro il Web 2.0.

[via Repubblica]

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giovedì 20 settembre 2007

Gentiloni: ai blog non serve il direttore

Il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha anticipato che la responsabilità per i reati di diffamazione non sarà estesa ai blog o ai siti generici nella nuova legge sull’editoria, ma soltanto a quotidiani e periodici online.

"Le caratteristiche stesse della comunicazione telematica, la contemporaneità, la velocità, il numero dei commenti che vengono ospitati - ha spiegato Gentiloni - consentono molto difficilmente quel controllo che è tipico della carta stampata".
Inoltre, va giudicata "sanzionabile" la condotta degli "autori diretti" di eventuali scritti diffamatori, ma non la responsabilità dei responsabili dei siti che, "comunque devono collaborare con le autorità per colpire i reati più gravi, come la pedofilia".

Il ministro era stato interpellato dall'on. Silvio Crapolicchio dei Comunisti Italiani, il quale ha ricordato il caso di un blogger condannato per diffamazione online a causa di commenti offensivi presenti in un suo post. Il Tribunale di Aosta con la sentenza del 26/05/2006 ha equiparato un blogger al direttore responsabile di una testata registrata.

Ora c'è da chiedersi se il limitato controllo umano vale anche per i video immessi su Google Video, ricordando che Google Italia è stata denunciata a suo tempo per i famosi video di bullismo.

[via WebMasterPoint.org]

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Il New York Times online è gratis

Il New York Times chiude il servizio a pagamento per la consultazione di alcuni contenuti presenti sul sito web, tra i quali l'archivio storico. La decisione è dovuta al fatto che il modello di business basato sulla pubblicità promette introiti maggiori di quello basato sulla sottoscrizione, nonostante i 227.000 abbonati paganti al sito che generavano ricavi per circa 10 milioni di dollari l'anno. "Crediamo che rendendo disponibili tutti i nostri contenuti e milioni di nuovi documenti possa creare un flusso di ricavi che supererà quello provenienti dalle sottoscrizioni", ha detto il vicepresidente del sito Vivian Schiller. Quindi l’online a pagamento non paga, ma la pubblicità sì.

[via MediaBlog]

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mercoledì 22 agosto 2007

Le scimmie e gli SMS

Davide Marrone, un ragazzo di Como di 24 anni, studente universitario in Scienze informatiche alla Statale di Milano è stato definito il "Bill Gates italiano" per avere realizzato un software capace di fare risparmiare soldi sull'invio degli SMS. In tantissimi si sono precipitati sul suo sito, che permette di inviare SMS via Internet e non tramite i ripetitori telefonici, bloccandolo per eccesso di contatti.

Davide Marrone ieri era la star del giorno, molti ne hanno parlato, ma il suo Skebby è davvero un sistema innovativo? Leggevo a tal proposito il post di Napolux e quello su 8log che fanno notare che Skebby non è una novità in quanto esiste già da alcuni anni, è semplicemente l’evoluzione di Raxle e inoltre ci sono state altre alternative, ma questo i quotidiani che ieri hanno riportato la notizia si sono dimenticati di scriverlo. Perchè tanto interesse per questo Skebby? Non era il caso di informarsi prima?

Questa storia mi ha fatto venire in mente la famosa querelle blogger vs giornalisti e una notizia letta recentemente. La notizia è quella di una campagna pubblicitaria di un quotidiano brasiliano, l'Estadão, costruita prendendo in giro i blogger, descritti come scimmie che copiano e incollano il testo trovato online e identificati come persone mediocri e strane. Questo spot in Brasile ha suscitato molte polemiche, ma la polemica porta link al sito del quotidiano e quindi probabile che più che un'accusa si tratti di strategia di marketing, però mi viene in mente anche il post di Sid che riportava l'opinione sui blogger di Pietrangelo Buttafuoco. Ora, come spiegare a Pietrangelo Buttafuoco che secondo una recente indagine gli internauti europei si fidano dei blog a tal punto da poter affermare che "Se lo dice un Blog allora è vero"?

Skebby non è il primo e temo neanche l'ultimo caso di cattiva informazione da parte di alcuni giornalisti, i quali però accusano i blogger di fare "informazione da copia e incolla", e quindi sono sicuro che la querelle blogger vs giornalisti sia destinata a continuare. A questo punto vi chiedo: voi leggete più i blog o i giornali?

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venerdì 18 maggio 2007

Crimen Sollicitationis: la pedofilia e la Chiesa

Con questo post riporto una notizia che è certamente inusuale per il mio blog, ma il fatto che in Italia moltissimi blog ne hanno parlato e che un solo giornale lo ha fatto la rende, se è possibile, ancora più scandalosa. La notizia in questione è un documentario della BBC, dal titolo Sex Crimes and the Vatican, il cui tema è la pedofilia e la Chiesa. Il documentario è andato in onda in Gran Bretagna nel 2006, mentre è solo da pochi giorni che l'Italia ne è venuta a conoscenza e non attraverso i giornali e le televisioni ma solo grazie ad Internet. Attraverso il passaparola i blogger italiani hanno fatto conoscere l'esistenza di questo video, lo hanno tradotto e sottotitolato (blog Bipensiero) e così in poco tempo è finito in testa alla classifica dei video più visti su Google Video, ricevuto l'attenzione di Beppe Grillo e poi quella di Repubblica.

Ecco una parte dell'articolo pubblicato su Repubblica:

Nel documentario, si parla soprattutto del Crimen Sollicitationis, il documento segreto emesso dal Santo ufficio del Vaticano (oggi Congregazione per la dottrina della fede) nel 1962: fornisce istruzioni ai vescovi su come trattare i casi di sacerdoti accusati di usare la segretezza del confessionale per fare avances sessuali ai penitenti. Ma soprattutto di come porsi di fronte a crimini peggiori, come il coinvolgimento di un prete in rapporti sessuali con un animale, un bambino o un uomo.

Ebbene, il garante dell'applicazione di quelle direttive fu Benedetto XVI, all'epoca dei fatti ancora cardinale Joseph Ratzinger. Fu lui il responsabile della direttiva con la quale lo scandalo venne messo a tacere e i preti furono protetti e nascosti alle autorità.

Come ho detto all'inizio di questo post, la notizia è inquietante sia per il contenuto del documentario e sia per il fatto che in Italia è stata snobbata dai giornali e dalle televisioni. Attualmente si sussurra che Michele Santoro avrebbe acquistato i diritti per trasmetterlo nella prossima puntata di Anno Zero, ma non ci sono conferme.
Questa vicenda, come ha detto Luca Conti l'autore del blog Pandemia, è "l'ennesima dimostrazione di come masse intelligenti possono, almeno in parte, cambiare l'agenda del dibattito pubblico".

Se siete interessati a vedere il video questo è il link. Il video è crudo e esplicito, riporta le testimonianze di chi, all'epoca bambino, fu vittima degli abusi.

[via Il vaso di Pandora][via Pandemia]

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venerdì 15 dicembre 2006

Ma i blogger sono giornalisti?

Oggi realizzare un blog è molto semplice ed è anche per questo che aumentano sempre di più le persone che ne posseggono almeno uno. Tra le tipologie di blog è molto diffusa quella dell'attualità, in cui il blog è utilizzato per commentare le notizie lette su giornali o siti internet. Insomma l'autore di un blog di attualità sembra essere un vero giornalista, ma lo è davvero? Cosa mancherebbe al blogger per essere considerato un giornalista? La cosa più "banale" che mi viene in mente è l'iscrizione all'Ordine dei giornalisti istituito dalla legge 69 del 3 febbraio 1963. Quindi si può dire Giornalista: colui che è iscritto all'Ordine dei giornalisti; chi non è iscritto può anche rispettare nei fatti tutte le regole deontologiche e essere bravo come Enzo Biagi, ma non è un giornalista. Insomma, l'Ordine dei giornalisti è una sorta di bollino blu, che dovrebbe garantire al lettore che chi scrive è "libero" e "corretto" professionalmente.
Ma basta questo per togliere ad un blogger la possibilità di essere un giornalista? La libertà e la correttezza professionale sono due aspetti fondamentali per risultare credibili agli occhi dei propri lettori. Il lettore dovrebbe stare tranquillo sapendo che quello che legge lo scrive "un tizio con il bollino blu", ma non è così. E quindi può capitare che un indiziato finisca per essere giudicato colpevole dai giornalisti che per eccesso di sicurezza o per fretta hanno già scritto la loro sentenza.
Lo so tutti possono sbagliare, ma dov'è finita la correttezza professionale garantita dall'Ordine dei giornalisti? E l'omologazione che si percepisce leggendo i giornali è libertà?
In conclusione, io credo che la blogosfera rappresenti un opportunità almeno dal punto di vista della libertà, in quanto è sempre possibile trovare un opinione diversa o esprimere la propria, ma un blogger per quanto libero non potrà mai essere un giornalista se non sarà corretto professionalmente.

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